Immagine del quadro pubblicata per gentile concessione della pittrice Alina Ginex

giovedì 7 novembre 2019

Traffic Psychology. MDPAC: una GUIDA meno folle nella FOLLIA stradale.

La psicologia del traffico studia il comportamento alla guida e tutti gli effetti a esso collegati.  
Traffic psychology studies driving behavior and all related effects (The English translation continues at the bottom of the page).

La guida fa parte di un sistema complesso, non si può analizzare il comportamento alla guida senza tener conto del “sistema traffico” nella sua totalità; fanno parte di questo sistema diversi fattori: l’interazione tra gli utenti della strada; le strutture (strade, segnaletica, ecc.); le leggi; i veicoli e la loro progettazione (ergonomia); le caratteristiche individuali, ecc.

http://antonio-cisternino.blogspot.com/?m=0


La guida di un veicolo richiede attenzione, concentrazione e CONSAPEVOLEZZA DELLE PROPRIE EMOZIONI. La sfera razionale e quella emotiva di ogni guidatore sono quindi sollecitate in modo intenso e continuo, e rivestono notevole importanza nella sicurezza della marcia.

La psicologia è dunque fondamentale nella ricerca della sicurezza stradale.


Nell’Ordinanza sull’ammissione alla circolazione di persone e veicoli dell’Ufficio Federale Svizzero, all’art. 11b leggiamo che “L’autorità d’ammissione esamina se sono adempiuti i requisiti per l’ottenimento di una licenza per allievo conducente o una licenza di condurre […] o di un permesso per il trasporto professionale di persone […]. Essa […]  invita il richiedente a sottoporsi a una visita di psicologia del traffico oppure psichiatrica presso un istituto specialistico da essa designato, qualora nutra dubbi circa l’attitudine caratteriale o psichica a condurre veicoli a motore”.

E in Italia? Il Codice non parla di PSICOLOGO DEL TRAFFICO, ma di psicologo abilitato alla professione:

Art. 19 CdS
L’articolo 119 del Codice della Strada, che tratta i requisiti fisici e psichici per il conseguimento della patente di guida, ci insegna che non può conseguire patente di guida “chi sia affetto da malattia fisica o psichica, deficienza organica o minorazione psichica […] tale da impedire di condurre con sicurezza i veicoli a motore”.

“I medici (…) o (…) le commissioni mediche possono richiedere, qualora lo ritengano opportuno, che l’accertamento dei requisiti fisici e psichici sia integrato da una specifica visita psico diagnostica effettuata da parte di psicologi abilitati all’esercizio della professione e iscritti all’albo professionale”.


STORICAUTO

Scontri tra persone a piedi e a cavallo e veicoli trainati si sono verificati fin dall’antichità, ma le ridotte velocità dei mezzi ne contenevano le conseguenze.
Secondo alcune fonti al primo incidente stradale “moderno” accadde a New York nel 1896 e comportò il ferimento di un ciclista, secondo altre avvenne a Londra nel 1890: una signora che si recava a teatro a piedi venne uccisa da un’auto. Il coroner disse che una cosa del genere non si sarebbe dovuta ripetere mai più: come ben sappiamo il fenomeno da allora è andato assumendo proporzioni drammatiche, in seguito anche alla diffusione di una società culturalmente auto-dipendente.
Sulle strade italiane il primo autoveicolo apparve nel 1893 (si trattava di una Peugeot). 

AUTOREGRESSIONE

Sotto il profilo psicologico l’auto è un’inscindibile parte di noi stessi mediante cui gli individui spesso esprimono la propria personalità, vi si identificano, se ne “innamorano” e l’abbelliscono di suppellettili (Auto come protesi del Sé).

Inoltre come ha osservato Deborah Lupton, la potenza del (e il controllo sul) mezzo e le suggestioni uterine di un accogliente “bozzolo” di acciaio apparentemente protettivo contengono evidenti riferimenti erotici: inoltre impianti audio, servo-meccanismi, climatizzatori, insonorizzazione, filtri dell’aria inquinata esterna e impianti telefonici finiscono per “anestetizzare” i conducenti rendendo difficoltosa la percezione della realtà esterna. 


LO PSICOLOGO DEL TRAFFICO

L’intervento dello psicologo del traffico, quale specialista del “fattore umano”, risulta imprescindibile, se si vuole mirare a un cambio degli atteggiamenti alla guida.

La frequente guida in condizioni di frustrazione (ad esempio nel traffico cittadino) è fortemente correlata ai comportamenti aggressivi alla guida: i conducenti esposti frequentemente a densità di traffico elevate possono fare ricorso a comportamenti aggressivi durante la guida più frequentemente di quelli che vi risultano esposti in misura decisamente inferiore. I conducenti rimasti coinvolti in diverbi con altri guidatori, mostrano un trascorso di un maggior numero di incidenti e di violazioni stradali (Hemenway e Solnick, 1993), mentre i guidatori emersi da alcuni studi come aggressivi mostrano una maggiore incidenza di episodi di rabbia esplosiva o di altre psicopatologie significative.

Le conseguenze degli incidenti stradali, oltre a incidere sulla salute fisica, sono anche di ordine psicologico, relazionale e professionale. Tali effetti possono durare a lungo dopo il verificarsi di sinistri, non di rado per tutta la vita delle persone coinvolte. Spesso al dolore si aggiunge il senso di non aver ottenuto neppure giustizia in ragione delle pene troppo miti inflitte ai responsabili, cui vengono in genere applicati il minimo della pena e tutti i possibili benefici di legge. Vittime e familiari necessario di assistenza psicologica, legale e pratica, che ricevono di rado. Oltre alla scia di sofferenza che i sinistri lasciano dietro di sé, va ricordato come un incidente possa essere causa di gravi ripercussioni per il tenore di vita delle famiglie delle vittime, specie nel caso di morte o invalidità di un percettore di reddito.

“Da quel giorno la mia vita è cambiata. Sì, è vero, sono sopravvissuto, adesso fisicamente sto bene, ma non sono più lo stesso. È come se portassi l’incidente sempre con me. Sento lo stridere delle gomme, il suono grave del clacson del camion…e il rumore…il frastuono dell’urto…Mi sembra di essere nuovamente lì! Sento una morsa allo stomaco, la stessa che ho provato quel giorno, nell’istante esatto in cui ho capito che non avrei potuto fare niente per evitare l’impatto. E intanto pensavo che non poteva accadere a me…proprio a me…Ricordo distintamente il rumore del flessibile che taglia le lamiere, ricordo le divise dei vigili del fuoco, le luci blu della polizia e dell’ambulanza. Decine di persone che si davano da fare per salvarmi la vita…E ce l’hanno fatta…ma ogni giorno porto con me questi ricordi, ogni giorno rivivo queste scene terribili e di notte mi sveglio di soprassalto per evitare l’urto col camion…Non riesco più a guidare, il solo pensiero di sedermi al volante mi rende un fascio di nervi…sono sempre nervoso, e ho perso la voglia di fare. È vero, sono sopravvissuto, ma da quel giorno non sono più lo stesso.” 

Solo quando una routine di comportamenti viene interrotta o le decisioni devono essere prese in situazioni nuove o indefinite, viene acquisita la consapevolezza e il controllo dei propri automatismi di pensiero (Meichenbaum, 1977).

L'intervento dello psicologo del traffico è strutturato in termini di prevenzione e/o riabilitazione. In entrambi i casi il metodo MDPAC fornisce un aiuto importante, poiché consente alla persona di adottare una guida più sicura e ristrutturare la sua immagine di RIDER attraverso una maggiore consapevolezza INTEGRATA di se stesso riguardo vari livelli: personalità, comportamento, incoscio, storia personale e famigliare, corporeità, cognizioni, emozioni, istinti.

Il percorso MDPAC può anche essere associato all'applicazione di tecniche di psicodistensione, di coerenza cardiaca e di Mindfulness.

https://www.ibs.it/albero-delle-emozioni-metodo-del-ebook-antonio-cisternino/e/9786050445923

English translation...


giovedì 12 settembre 2019

MDPAC VS AIKIDO: presentazione del maestro Germano Tacconelli

"Il corpo dovrebbe essere Triangolare, la mente Circolare. Il triangolo rappresenta la generazione dell'energia ed è la più stabile posizione fisica. Il cerchio simboleggia la serenità e la perfezione, la fonte di tecniche infinite. Il quadrato rappresenta la solidità, la base del controllo applicato" (Morihei Ueshiba).

Gentili lettrici e lettori, Dear readers,

oggi vorrei presentarvi il Maestro Aikido 5° Dan Germano Tacconelli prendendo spunto dal protocollo MDPAC (Metodo del Disegno Psicoemotivo per l’Analisi e la Consapevolezza) che, come alcuni di voi sapranno, si suddivide in quattro fasi:
1. 5 Caratteristiche-Disegnare il proprio albero genealogico; 2. Lavorare con il disegno e la scrittura su una sequenza di 12 emozioni lungo il continuum temporale "passato-presente-futuro"; 3. 5 caratteristiche-albero genealogico retest; 4. “taglio del cordone fotografico”.
Today I would like to introduce Master Aikido 5th Dan Germano Tacconelli, taking inspiration from the MDPAC protocol (Psycho-emotional Design Method for Analysis and Awareness) which, as some of you will know, is divided into four phases:

1. Draw your own family tree; 2. Work with drawing and writing on a sequence of 12 emotions along the "past-present-future" time continuum; 3. Redesign your family tree by comparing it with the previous one; 4. Proceed with the "cutting of the photographic cord". THE TRANSLATION IN ENGLISH IS AT THE END OF THE PAGE.





Credo che la storia di un maestro AIKIDO si caratterizzi per la presenza di due alberi genealogici che si intrecciano emotivamente tra di loro: quello della linea di sangue e quello del lignaggio dell’artista marziale.

Dott. Cisternino: Maestro Germano, potresti spiegarci cosa significa il termine Aikido e come nasce la tua passione per questa disciplina?

Maestro Germano: Buongiorno a tutti e grazie al Dott. Antonio per questa presentazione.
L’Aikido è una disciplina marziale abbastanza giovane, nata dall’intuizione di un uomo, Morihei Ueshiba, il quale ha unificato posizioni e linee di taglio proprie della scherma giapponese, assieme a tecniche tradizionali di disarmo e lotta del jujitsu. Egli trovò il modo (l’intuizione) di rendere quel connubio il più possibile reale e nello stesso momento elegante, senza dare risalto allo scontro e alla competizione, ovvero limitando la possibilità di procurarsi lesioni e rotture durante gli allenamenti quotidiani: tutto questo fu possibile anche grazie all’aggiunta di movimenti circolari inseriti nelle tecniche. La “rotondità“ permise di poter interagire con il compagno d’allenamento in maniera idonea allo studio e alla ricerca non solo del movimento equilibrato e funzionale, ma anche dando e ricevendo uno scambio energetico/emozionale.

Il termine AIKIDO è costituito da AIKI, dove il Kanji Ai significa Armonizzare, mentre KI vuol dire Energia, intesa sia come energia vitale sia come energia Cosmica Universale: il tutto confluisce nel Kanji DO, che rappresenta la Giusta VIA ideale, da seguire e con cui identificarsi per migliorare tutti insieme.

Il mio lungo percorso di studio dell’Aikido è iniziato nel 1994. Precedentemente avevo praticato karate coreano, ma ispirato dall’attore Steven Seagal iniziai a credere che l’Aikido fosse molto efficace sia come tecnica di difesa sia con le armi, come ad esempio la katana.
Con gli anni ho compreso che l’Aikido è molto di più di un‘arte marziale ed è capace di interagire con le altre Arti Espressive di Movimento (danza, teatro, musica) nonché con la psicologia.

Dott. Cisternino: Per questioni di tempo e di spazio ci soffermeremo solo sulle prime sei emozioni MDPAC, rispetto alle quali ti chiederò di scegliere se raccontarci un evento specifico della tua vita del passato oppure del presente. Qualora non ti venisse in mente nulla puoi anche ipotizzare una situazione futura che potrebbe provocarti quell’emozione. Inoltre, rispetto a ciascun racconto ti chiedo di specificare quanto è intensa da 1 a 10 quell’emozione, dove la senti nel tuo corpo, quale colore e quale forma le assoceresti.




Situazione di felicità.
Maestro Germano: L’Aikido ha un ruolo fondamentale nella mia esistenza ed è stato fin dalla mia adolescenza un punto di riferimento, forza, ispirazione e crescita non avendo avuto una famiglia propriamente unita.
Un evento che ricordo bene riguarda uno dei miei primi seminari. Eravamo in montagna in una giornata di inverno e purtroppo ci fu un inconveniente sul luogo di pratica data la troppa neve. La forza d’animo delle persone decise a seguirmi fu essenziale per trasformare una situazione sfavorevole in positiva: passammo così una giornata molto intensa, ma anche piacevole. Ricordo il calore delle persone e il loro genuino interesse verso la mia pratica.
Intensità: 9
Localizzazione: petto e viso
Colore: Bianco (forse per via della neve) con un’aurea lieve di arancio
Forma: circolare/sferica

Dott. Cisternino: La trasformazione è uno degli aspetti fondamentali sia nell’Aikido che nell’applicazione dell’MDPAC: come afferma Antoine de Lavoisier “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Ad esempio, nell’arte del kintsugi i cocci del vasellame rotto vengono rimessi insieme con l’oro e ciò consente di ottenere dei pezzi unici e di maggior valore.

Situazione di tristezza.
Maestro Germano: Anni fa venni a sapere che un mio grande amico si tolse la vita. Mi venne comunicato qualche momento prima di entrare a lezione. Rimasi incredulo e per tutta la lezione ebbi la sensazione di trovarmi in una bolla di sapone ovattando tutto ciò all’infuori di me. Fu, ed è tutt'ora, ancora molto intenso il sentimento che provo di nodo alla gola e il gonfiore degli occhi.
Intensità: 10
Localizzazione: gola e occhi
Colore: grigio scuro avente dei lumi giallo neon
Forma: ondulata




Situazione di rabbia.
Maestro Germano: Nell’ultimo anno ho dovuto chiudere un corso di Aikido a Roma: ne avevo due, uno dei quali era il mio primo corso da Maestro. La pratica di quest’arte marziale richiede un allenamento e uno studio abbastanza intenso e non tutte le persone hanno l’intenzione e la costanza di proseguire, per cui nel corso degli anni mio malgrado diversi allievi hanno abbandonato la pratica e alla fine ho deciso di chiudere il corso provando molta rabbia e dispiacere.
Intensità: 9
Localizzazione: fronte e schiena
Colore: bordeaux
Forma: quadrata

Situazione di paura/ansia:
Quando ero al mio terzo anno di lavoro presso la tipografia nella quale ho lavorato per 21 anni, ricordo che, mentre stavo pulendo la parte interna della mia macchina da stampa, improvvisamente uno dei cilindri di trasporto ruotò portandosi dentro la mia mano. I miei colleghi mi aiutarono a tirarla fuori e mi accorsi di essermi tranciato un dito. Non ebbi subito paura, più che altro fui colto da incredulità alla vista delle 4 dita. Iniziai ad avere paura quando mi comunicarono che mi avrebbero operato solo il giorno dopo a causa di altre urgenze in sala operatoria: ansia e paura si fecero strada pensando al difficile recupero dell’arto e alle conseguenze per l’aikido. Fortunatamente una bravissima chirurga che aveva appena finito il suo turno accettò di operarmi consentendomi di continuare a svolgere le mie due professioni di maestro e di tipolitografo.
Intensità: 10
Localizzazione: mani con lievi punture all’interno della fronte
Colore: scintillante e opaco grigio/nero
Forma: una freccia

Situazione di disgusto:
Maestro Germano: Si tratta di un episodio di quando ero al primo anno di scuola elementare. La mia maestra volle farmi mangiare un hamburger di pesce spada cotto lesso contro la mia volontà. La visione di quel pezzo di pesce, pieno di nervature e bianco opaco, mi disgustò a tal punto da farmi rigettare il pranzo sui suoi piedi! La punizione fu tale da rendermi ridicolo di fronte non solo ai miei compagni di classe, ma anche dinanzi alle altre classi.
Intensità: 9
Localizzazione: stomaco
Colore: bianco acido con riflessi blu scuro
Forma: conica

Situazione di sorpresa:
Maestro Germano: Ricordo quando fui sorpreso dal mio direttore a stampare un lavoro del quale egli non era a conoscenza: cercai di cavarmela trovando una spiegazione blanda e fortunatamente non ci furono grandi conseguenze negative.
Intensità: 8
Localizzazione: gola asciutta e diaframma in spasmo
Colore: bianco denso
Forma: elastico tirato

Dott. Cisternino: Germano, concluderei questa presentazione chiedendoti come mai i tuoi genitori hanno scelto questo nome per te, la cui etimologia può riferirsi sia alle popolazioni germaniche oppure derivare dal latino “germanus” con il significato di fratello.

Maestro Germano: L’origine del mio nome mi fu chiara in tarda età. Mi chiamò Germano mio padre, molto semplicemente perché conosceva il batterista di un complesso musicale degli anni 80/90, le Orme. Con gli anni conobbi una persona la quale un giorno mi disse che la mia personalità e il mio modo di fare e stare con le persone rispecchiava l’etimologia del mio nome e da allora ne ho sentito l’appartenenza, come se fosse già stabilito prima del momento della mia nascita il mandato di personificare il valore di quel nome.

Dott. Cisternino: gli antichi romani affermavano “Nomen Omen”. Maestro grazie per averci raccontato la tua esperienza attraverso una breve “presentazione MDPAC”. Quando due “percorsi” si incontrano generano una storia del tutto nuova.





Ricordo a tutti che il maestro Germano Tacconelli insegna nel Dojo Shiyudojo a ROMA presso il Centro Diffusione Danza in via Angelo di Pietro, 19 e nel Dojo di Gallarate di via mottarone 3 - 21013 (Provincia Varese).

Per maggiori informazioni potete cliccare sul seguente link:



giovedì 18 aprile 2019

How not to deal with panic attacks in the MDPAC path/Come non affrontare gli attacchi di panico nel percorso MDPAC

Generally we all wonder how to deal with or defeat a panic attack, while no one asks what help can we offer (The English translation continues at the bottom of the post).
In genere tutti noi ci chiediamo come fronteggiare o sconfiggere un attacco di panico, mentre nessuno si chiede quale aiuto ci può offrire. 

Premetto che in questo breve post non mi soffermerò sulla descrizione della sintomatologia caratterizzante questo disturbo, dato l'ampio numero di siti nei quali è descritto in modo dettagliato. Quando si soffre di attacchi di panico, ciò che la persona percepisce come il nemico da combattere sta tentando di comunicarci che c'è bisogno di un cambiamento nella nostra vita: questo rappresenta il primo aiuto!!! 

Nell'ottica MDPAC il panico (la paura, l'ansia, la preoccupazione, il terrore) interviene per segnalare la tendenza dell'individuo a dare importanza in modo rigido e ipergiudicante alla propria sfera cognitiva a discapito di quella emotiva e nello specifico a rimuginare su tutta una serie di pensieri negativi circa se stessi: non sono capace, sono debole, non sono importante, non posso gestirlo, non posso sopportarlo, io sono impotente, io non ho il controllo, io non sono una brava persona, io non mi merito, etc. 

Immagine tratta dal sito: https://www.google.com/imgres?imgurl=https://saavzacchino.it/wp-content/gallery/dwdwdwdw/c1.jpg&imgrefurl=https://saavzacchino.it/2002-concerto-di-pan-per-non-udenti/&docid=zQeleW9GHtkY4M&tbnid=wwStqvnCX6nJxM:&vet=1&w=1161&h=1964&source=sh/x/im


Il panico esplode per contrastare tutti questi costrutti "NON PROCREATIVI" offrendoci la possibilità di dedicare maggior tempo e attenzione alle emozioni, agli istinti e alla corporeità, anziché unicamente al campo delle "ragioni". Provate a pensare quante volte durante la giornata usate l'espressione IO DEVO, al posto dell'IO POSSO in una sorta di "MUSTurbation mentale": sicuramente alcune cose DEVONO esser fatte, ma POSSO DECIDERE come farle, anziché subirle.

Il percorso MDPAC si focalizza sulla valenza protettiva delle emozioni, che diviene il vertice osservativo con cui esplorare le varie aree che fanno parte della vita di un individuo: le cognizioni, gli istinti, la corporeità, il comportamento, l’inconscio, la storia famigliare e personale, il senso del tempo e dello spazio. Grazie alle emozioni possiamo riuscire a trasformare le nostre fragilità in delle risorse esattamente come si fa nell’arte del kintsugi giapponese in cui si riparano con l’oro gli oggetti di ceramica rotti.

In conclusione, se impariamo ad ASCOLTARE il PANICO non abbiamo più bisogno del suo AIUTO e l'ATTACCO SMETTE DI URLARE.

https://mdpac.blogspot.com/


For the English translation continue...


lunedì 28 gennaio 2019

Intervista su Radio Cusano Campus: il metodo MDPAC

"Someone prefers to focus on positive thinking to counteract the negative, but algebra teaches us that by multiplying two numbers of opposite sign we always get a negative product, whereas emotions are like a mirror so that if the thought is positive, they reflect positivity. if it is negative (less for less it is more) they can transform the attitude of the person in a positive way "(Antonio Cisternino in the interview on Radio Cusano Campus).

Per ascoltare l'intervista su Radio Cusano Campus clicca su:

https://www.tag24.it/podcast/antonio-cisternino-libro-lalbero-delle-emozioni/

1. Quanto ci fanno paura le emozioni?

2. Questo metodo lo hai ideato tu? In cosa consiste...

3. Quali sono le novità rispetto al passato?

4. Questo metodo insegna alla persona ad essere più ottimisti?






mercoledì 16 gennaio 2019

Ascoltarsi per Ascoltare l'Altro: MDPAC

Il laboratorio MDPAC “Ascoltarsi per Ascoltare l’Altro” è rivolto alle scuole sia primarie che secondarie di I e II grado. The MDPAC laboratory "Listening to Listening to the Other" is aimed at both primary and secondary schools of I and II degree (The English translation continues at the bottom of the page).



L’obiettivo è stimolare gli alunni ad ascoltare da un lato se stessi a livello sensoriale ed emotivo e dall’altro le esperienze dei compagni, nonché a soffermarsi sui vari livelli di consapevolezza (cognitiva, emotiva, corporea) e a differenziare le emozioni riconoscendo la valenza positiva e PROTETTIVA di ciascuna di esse.

L'emozione ci aiuta a contrastare pensieri e comportamenti NEGATIVI e anche quando esplodono ci stanno comunicando che dobbiamo cambiare qualcosa in noi e/o nella nostra vita: molto spesso pensiamo che il nemico da combattere sia la sfera emotiva.



Le emozioni sono come la spia dell'olio di un'auto che quando diventa rossa ci segnala un problema: nessuno di noi romperebbe (anche se qualche automobilista lo pensa) la spia quando si accende, ma provvede a risolvere ciò che non va.


La metodologia utilizzata è il Metodo del Disegno Psicoemotivo per l’Analisi e la Consapevolezza, da me ideato e descritto nel mio libro “L’Albero delle Emozioni” edito nel 2016, integrato con alcune tecniche di Mindfulness.

https://www.amazon.it/LAlbero-Emozioni-Psicoemotivo-lAnalisi-Consapevolezza-ebook/dp/B01G691JLM


Il Metodo del Disegno Psicoemotivo per l’Analisi e la Consapevolezza (MDPAC) è un percorso psico-educativo volto al raggiungimento della consapevolezza circa le origini delle proprie emozioni. Il protocollo prevede quattro fasi: 1. Disegnare il proprio albero genealogico; 2. Lavorare con il disegno e la scrittura su una sequenza di 12 emozioni lungo il continuum temporale "passato-presente-futuro"; 3. Ridisegnare il proprio albero genealogico confrontandolo con quello precedente; 4. Procedere con il “taglio del cordone fotografico”. Nello specifico con i ragazzi lavoreremo utilizzando una variante del protocollo prendendo in considerazione le sei emozioni di base: il lavoro sarà centrato sul disegno e la scrittura.


Materiale necessario: fogli A4, matita, penna nera o blu, matite colorate, temperino, foto: non è previsto l’uso della gomma per stimolare il meccanismo di riparazione dell’errore.

Durante questo percorso  si susseguono momenti di condivisione di classe, di lavoro in piccolo gruppo e di riflessione intima e personale e sono coinvolti anche gli insegnanti che fungono da modello per i loro alunni: si diviene maggiormente consapevoli delle proprie risorse e dei propri limiti acquisendo una visione a 360 gradi di se stessi.


VALORIZZARE LE PROPRIE EMOZIONI VUOL DIRE VALORIZZARE SE STESSI!!!

https://mdpac.blogspot.com/

Translation in english...



sabato 31 marzo 2018

Un punto interrogativo si guarda allo specchio: articolo sulla rivista educare 03 uscita n. 4 marzo-aprile 2018

"Se creo qualcosa usando il cuore, molto facilmente funzionerà" (Marc Chagall).

Carissime/i,
ecco il nuovo articolo sul Metodo del Disegno Psicoemotivo per l'Analisi e la Consapevolezza pubblicato sulla rivista 03, che potete scaricare cliccando sul seguente link:


Le emozioni sono come l'acqua, un elemento vitale: ci proteggono se sappiamo ascoltarle e dare loro voce.

CORSO DI FORMAZIONE MDPAC: http://mdpac.blogspot.it/2016/11/corso-di-formazione-mdpac-rivolto.html

Secondo la Medicina Tradizionale Cinese le emozioni entro certi limiti non causano alcun disturbo organico, mentre se diventano incontrollabili possono sopraffare una persona e danneggiare gli organi interni.

Questa prospettiva avrebbe una sua valenza, se non fosse che il rischio è quello di valutare la purezza delle acque di un fiume a valle dopo che ha trasportato qualsiasi cosa durante il percorso e non alla fonte: a mio parere nella frase non sono le emozioni a danneggiare gli organi interni, ma la nostra incapacità a gestirle e la tendenza a dare più importanza alla RAGIONE e ai pensieri, soprattutto a quelli negativi.

L'individuo pone molta attenzione alla sfera cognitiva (pensiero) trascurando le emozioni, che devono esplodere per ricevere ascolto e il corpo si fa carico della loro espressione diretta, come una madre sufficientemente buona che nutre figlio nonostante possa morderle il seno e se ne prende cura quand'anche la faccia disperare.

Chi non sa nuotare non si tufferebbe mai in acque profonde e anche il migliore nuotatore non sfiderebbe mai la potenza del mare: ecco perché è importante il lavoro psicoeducativo con l'MDPAC.

Buona lettura.








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